6 giugno 2026
Sono stato a Roma per la presentazione della nuova Ferrari LUCE.
Sono stato invitato inaspettatamente da Binotti, col quale non ci siamo lasciati 2 anni fa nel migliore dei modi (…ma, tutto sommato, neanche nel peggiore…).
È stato un evento molto lungo, è durato quasi una settimana, e io sono andato per la serata di giovedì (l’ultima), riservata ai “presidenti dei Ferrari Owners Club”. Effettivamente essere proprietario di una Ferrari è una condizione abbastanza esclusiva, probabilmente soffrono la solitudine ed è per questo che sentono il bisogno di riunirsi tra loro per poter continuare a parlare delle proprie Ferrari.
Ad ogni modo ho accettato subito l’invito, perché l’Impostatore, la vettura la vede proprio nascere e, anche se a un certo punto l’abbandona al suo sviluppo naturale, partecipare al suo debutto è sempre motivo di orgoglio…e comunque non sono uno che porta rancore.
Covavo solo un po’ di ansia, al pensiero che mi fosse richiesto di partecipare attivamente all’evento in veste di “totem umano”, fornendo informazioni e commenti agli invitati, perché in primo luogo ho abbandonato il progetto da due anni e a malapena ricordo che la vettura non ha nè lo scarico né il serbatoio, e inoltre io con questa gente non ho nè voglia nè interesse a parlarci. Ricordo un’ esperienza analoga molti anni fa con Maserati, e la sensazione di avere a che fare con vecchi intrallazzatori e puttanieri era palpabile (…sono pur sempre di estrazione proletaria e ho una visione un po’ settaria dell’ambiente…).
L’ansia è svanita presto quando ho realizzato che niente del genere ci veniva richiesto: non ho nemmeno ascoltato, anche per caso, i commenti degli invitati, e l’andata si è tramutata in una specie di gita di liceali, ma senza la “foglia di fico culturale” della visita al museo.
Un po’ di rammarico però mi è venuto per non essere stato invitato la prima sera con il “nocciolo duro” del team, con le persone con cui ho veramente lavorato per due anni fianco a fianco, mentre mi sono ritrovato con una quarantina di colleghi che, a parte Giancarlo e altri due o tre, non conoscevo e con i quali non ho mai lavorato. Perlomeno ci hanno fatto sedere a una tavola elegantemente imbandita, con un menu altisonante che ci si metteva molto più tempo a leggerlo che a consumarlo (porzioni rigorosamente “francescane”, nel senso di adeguate al ristorante di Bottura), ma con copiosa fornitura di vino, champagne e cocktail.
Breve digressione: avrei preferito spumanti italiani (Trento o Franciacorta), ma forse la provenienza multinazionale degli invitati ha favorito la scelta del nome “Champagne” anche se di uno chateau minore ( magari equivalente a Zonin o SanCrispino…) e che probabilmente costa meno.
A cose fatte però non è andata male: chi è andato nel primo gruppo ha dovuto fare il “totem umano” e ha mangiato di straforo e bevuto meno.
Ma torniamo al punto: la vettura.
Ho già detto che sono orgoglioso di aver partecipato a portare a termine il progetto, come sempre quando una vettura su cui hai lavorato va in produzione. La vorrei per me? Direi di no, ho già una vettura grande, spaziosa, comoda e sufficientemente potente e questa non è la Ferrari che preferisco. Quando penso a quella vettura, penso a tutte le discussioni che ci sono state sulle richieste assurde che abbiamo dovuto ricondurre alla realtà, come ad esempio, il cofano anteriore in vetro, o la finestratura supplementare sulla portiera per vedere da fuori le gambe del pilota o da dentro la strada accanto al veicolo (…di solito è più sano guardare avanti in marcia), la portiera che doveva aprirsi come le ali di un coleottero, in un modo incompatibile con le forme della vettura (come capirebbe velocemente qualcuno che sa di cosa si parla…) e il “gap zero” tra le parti fisse e le parti mobili ( qui siamo nel regno della fantasia…). Riconosco che il tergicristallo è una mia personale sconfitta: ho creato un modello cinematico parametrico, col quale potevo cambiare a piacere lunghezza delle spazzole, dei bracci, angoli di lavoro e posizione dei perni, convinto in questo modo di dimostrare l’assurdità della soluzione, ma mi continuavano a citare come esempio il Tesla Cybertruck… e non c’è stato niente da fare.
Cos’altro posso dire? È una vettura elettrica, circa 1000CV, 5 posti… è bella? Alla fine è bella, ma se si fosse chiamata I-Car Apple (engineered by Ferrari) sarebbe stata strepitosa. Il mondo degli appassionati che hanno spalato merda con grande impegno sarebbe esploso gridando al miracolo.
Forse questo è il vero problema: abbiamo sbagliato nome.
Ho scritto queste cose come sempre per divertimento e per potermi fare sentire da voi e salutarvi perché magari e un po’ che non ci sentiamo.
State bene e buon weekend 😊

